GINO BARTALI

Pubblicato il 12 Settembre 2011



Gino Bartali



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Il ciclismo non è solo Fausto Coppi ma è anche l’indimenticabile Gino Bartali (detto Ginettaccio) che è stato anche dirigente sportivo italiano, protagonista nelle gare dal 1934 al 1954. Aveva vinto 3 Giri d’Italia (1936-37-46) e due Tour de France (1938 – 48) per citare le più famose.

Grande amico ma anche rivale di Coppi rappresenta con Fausto uno spaccato di storia italiana che non esiste più, nostalgico e intraprendente.

Aveva esordito come ciclista con la società “Aquila divertente” nei primi anni 30. Nel 1935 si iscrisse alla Milano-Sanremo, partecipando come indipendente. Terminò però la gara al quarto posto perché, durante la corsa, venne disturbato dall’allora direttore della “Gazzetta dello Sport”, Emilio Colombo.

Partecipò al suo primo Giro d’Italia con la scuderia “Frejus” terminando al settimo posto. Nel 1934 si laureò “Campione di Toscana” vincendo la sesta edizione della “Coppa Bologna”.

Nel 1936 passò alla scuderia “Legnano” conquistando 3 vittorie e il Giro di Lombardia. Lo stesso anno perse però il fratello Giulio che aveva partecipato ad una gara di dilettanti.

Nel 1937 era capitano della Legnano. Vinse il suo secondo Giro d’Italia. Dovette però ritirarsi durante il Tour de France a causa di una brutta caduta durante la tappa Grenoble-Briançon. Si rifece nel 1938 trionfando in 7 vittorie.

Nel 1939 vinse la Milano-Sanremo ma perse il giro, vinto allora da Giovanni Valetti. Di nuovo vittoria nella stessa gara nel 1940. Questo fu l’anno in cui Fausto Coppi fece il suo ingresso nella storia del ciclismo, voluto da Bartali come gregario. Durante la gara Torino-Genova Bartali cadde a causa di un cane che gli tagliò la strada. Il direttore del team, Eberardo Pavesi, decise di affidarsi a Fausto Coppi che era il migliore nella classifica. Alla fine della gara Bartali si mise al suo servizio, così come Guerra aveva fatto con lui stesso nel 1936.

Durante la salita sulle Alpi Coppi motivò l’intenzione di ritirarsi a causa di forti crampi alle gambe. Bartali, che si trovava poco più avanti di lui, lo raggiunse, tornando indietro, e a suon di insulti lo fece risalire in bicicletta. Coppi vinse il Giro d’Italia che terminò il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia, la quale condizionò la carriera di entrambe.

Fra il 43 e il 44 Bartali recapitò parecchi documenti falsificati per permettere la fuga a numerosi ebrei, circa 800 persone. Nascondeva i documenti nella canna della bicicletta, facendo la spola tra la stazione di Terontola-Cortona ed Assisi. Ricercato dalla polizia fascista sfollò a Città di Castello, presso parenti ed amici.

La carriera ciclistica di entrambe riprese nel 1945 ma se per Bartali la carriera sembrava finita Coppi fu invece l’astro nascente del ciclismo. Coppi passò alla scuderia “Bianchi”, terminò il Giro d’Italia al secondo posto, alle spalle di Gino Bartali che stravinse il Giro di Svizzera.

Nel 1947 per un banale guasto meccanico Bartali non potè vincere il Giro d’Italia ma vinse però la Milano-Sanremo e di nuovo il Giro di Svizzera.

Nel 1948 Coppi si ritirò dal giro per protesta, in favore di Fiorenzo Magni, poiché quest’ultimo lo spintonava durante le salite. Bartali rappresentò quindi l’Italia al Tour de France (Magni non era gradito ai francesi). Fu il suo più grande trionfo della carriera. Viene ancora ricordato oggi con una stele in memoria del giro delle Alpi. La vittoria di Bartali distolse l’attenzione dall’attentato a Palmiro Togliatti che rischiò di sfociare in una guerra civile. Si dice che furono Alcide de Gasperi e Giulio Andreotti a chiedere a Bartali di rasserenare gli animi. Si racconta che De Gasperi chiese quindi a Bartali cosa avesse voluto in premio e lui replicò di non dover più pagare le tasse. Quell’anno però i due furono protagonisti di un increscioso episodio durante il campionato del mondo su strada a Valkenburg, durante il quale i due campioni, invece di collaborare, si misero a controllarsi a vicenda e si ritirarono deludendo i loro tifosi.

Nel 1949 arrivò secondo al Giro d’Italia, alle spalle di Coppi e aiutò Fausto anche nel Tour de France.

Nel 1950 vinse una Milano-Sanremo sotto il diluvio mentre fu costretto al ritiro durante il Tour de France a causa dell’aggressione dei tifosi francesi a Col d’Aspin.

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Nel 1951, a 38 anni, vinse il suo ultimo Campionato Italiano dietro a Fausto Coppi. Nel 1953 vinse il Giro di Toscana ma rischiò di perdere una gamba a causa di un incidente. Ma dopo pochi mesi ritornò in gara con la Milano-Sanremo. Non vinse ma fu acclamato ugualmente dalla folla.

Nel 1954 corse per l’ultima volta a Città di Castello, la località che lo aveva ospitato come sfollato, in un circuito creato apposta per lui.

Nel 1959 la carriera di Fausto Coppi era in difficoltà. Bartali, che in quel periodo fu il suo team-manager, si offrì di rilanciarlo.

Bartali denunciò sempre i “mali” di questo amatissimo sport che è il ciclismo, come il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo elevati.

È morto il 5 Maggio 2000 per cause naturali.

Il 25 aprile 2006 l’allora presidente Ciampi consegnò all’amatissima moglie di Bartali, la signora Adriana, la medaglia d’oro al valor civile per il contributo che Gino aveva dato alla patria salvando numerose vite umane.

Casa-di-Gino-Bartali.jpg  Casa natale di Gino Bartali (foto di Ettore Timi, disponibile su Wikipedia)

Piazza-Gino-Bartali.jpg   Piazza Gino Bartali a Firenze (foto di Azazelo, disponibile su Wikipedia)

Gino_Bartali_-_Alassio.jpg  Gino Bartali - Alassio (foto di Mystère Martin, disponibile su Wikipedia)
 

 


 

Scritto da ciclistidasempre

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