IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Pubblicato il 15 Novembre 2012
Testo di Cinzia Valtorta
In che modo il nostro corpo ci parla? Quale linguaggio utilizza? Contrariamente al pensiero, veloce, talvolta fulmineo, che si evolve continuamente in base alle ultime direttive popolari e alle mode, il corpo appartiene alla sfera della natura, con ritmi e tempi differenti da quelli della mente.
Il corpo appartiene al mondo dell’istinto, al quale si è sempre affidato per garantirsi la propria sopravvivenza, parla il linguaggio analogico dell’animale istintivo, un linguaggio che va interpretato, insolito alla mente. Non è quindi colpa nostra se non riusciamo a capire questo linguaggio, in quanto la nostra cultura ci ha sempre insegnato a dar valore a ciò che è mentale, razionale e a guardare con sospetto ciò che invece è istintivo, associato al mondo animale, dal quale proveniamo ma dal quale ci siamo evoluti e distaccati.
Il corpo ci parla con il linguaggio dei simboli e dei sintomi. Se la nostra salute va bene ce lo comunica attraverso un benessere diffuso che coinvolge anche l’umore. Se stiamo bene siamo felici, in barba alle situazioni esterne e troviamo soluzioni ad ogni cosa.
Se l’armonia del corpo è interrotta da qualcosa che non va il nostro umore cambia, non riusciamo ad essere sereni, soddisfatti, non riusciamo a riposare bene, in certi casi accusiamo malesseri. A questo punto le correnti di pensiero diventano contrastanti ma ora abbiamo l’opportunità di fare una scelta. Possiamo continuare a seguire la corrente solita che ci induce a tradurre il malessere sulla base di eventi esterni, la crisi economica, gli scarsi aiuti degli apparati statali, la perdita del lavoro, il materasso scomodo, attribuendo a questi eventi i vari malesseri che ci colpiscono, dal mal di stomaco alla cefalea, dal mal di pancia alla digestione difficile, all’ipertensione e così via, cercando la soluzione nel farmaco da banco reclamizzato o in quello prescritto dal medico in occasione di una visita di controllo. Una volta sedato il sintomo la nostra vita può riprendere nel modo consueto, rendendoci di nuovo operativi e pronti ad affrontare i problemi di sempre, che purtroppo affliggono tutti quanti noi.
Oppure possiamo capovolgere la situazione e, per la prima volta nella nostra vita, soffermarci ad ascoltare i sintomi che ci hanno colpito senza volerli zittire subito.
Perché quel mal di testa? Quali pensieri ci stanno spremendo in quel modo le meningi? Perché quel mal di stomaco? Che cosa abbiamo visto o sentito che non ci va proprio giù? Perché quell’attacco di colite? Che lato del nostro carattere temiamo di mostrare al mondo perché riteniamo essere scomodo e sconveniente ai rigori della morale esterna?